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Chiesa SS. Jacopo e Filippo

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Chiesa SS. Jacopo e Filippo

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Gennaio 2014 18:55

46 Cchiesasanjacopo-smallLa chiesa fu eretta all'inizio del XIII secolo come prioria della Pieve di S. Lazzaro a Lucardo, successivamente passa agli Agostiniani all'inizio del XV secolo e ad essi rimane fino alla soppressione dell'Ordine (1783). Nel 1854 diviene Propositura di Certaldo, due anni dopo subisce una sensibile trasformazione per la costruzione sul lato ovest di una gigantesca cappella dedicata alla Beata Giulia, che rovinosamente divise in due il bellissimo chiostro romanico. Nel 1900 il proposto Pieratti fece "ripulire" l'intonaco originale della chiesa e provvide a farlo decorare nuovamente con fregi floreali neoromanici. Infine nel 1963 un restauro della Soprintendenza ai Monumenti di Firenze provvedeva a smantellare la Cappella di Beata Giulia, restituendo la forma originale al chiostro trapezoidale, e demoliva il coronamento tardo barocco della cella campanaria sostituendolo con una guglia.
Tale intervento in chiave purista ha trasformato l'aspetto del complesso religioso, ma anche l'immagine generale del Borgo. All'interno l'intonaco della chiesa veniva interamente tolto compreso il Cristo nella mandorla, dipinto nel catino absidale; contemporaneamente si riaprivano le porte originarie sulla via Boccaccio e le monofore sul lato est. Il convento è stato utilizzato fino agli anni '90 da alcuni ordini religiosi, oggi, dopo un intervento di trasformazione, è stato adibito a Museo d'Arte Sacra.
 
La chiesa, a navata unica, è interamente a mattoni, tranne la parte basamentale in blocchi di arenaria. Attualmente l'accesso principale è da Piazza SS. Jacopo e Filippo, ma sia la porta sia la scala sono di epoca posteriore: la porta fu aperta nel 1633 quando venne smantellato il piccolo cimitero conventuale e lo spazio aperto sulla via divenne la piazzetta che ancor oggi vediamo. Abbiamo già detto che Certaldo, a differenza di altri centri medioevali non aveva piazze, ma solo la larga Via Boccaccio dove si svolgevano tutte le attività della vita cittadina. In Chiesa si entrava, invece, attraverso le due porte che si aprono sulla via; la più piccola è detta delle donne. Ambedue presentano dei begli archi a tutto sesto a mattoni, al di sopra corrono le monofore con originali decorazioni a corda, sempre in laterizio.
Dopo il restauro purista degli anni '60, l'interno si presenta come una vasta aula ampia e solenne priva di altari laterali, il paramento murario è caratterizzato da una compatta cortina in cotto interrotta qua e là dalle monofore che immettono all'interno della Chiesa una timida luce. Il soffitto è sorretto da una teorìa di enormi capriate in legno. Alla parete sinistra, in una nicchia scoperta nel 1861, un affresco recentemente attribuito a Memmo di Filippuccio, pittore duecentesco, che in San Gimignano ha dipinto nella torre civica affreschi di carattere profano, raffigura la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Jacopo e Pietro. Interessante la presenza della figura della committente inginocchiata e più piccola rispetto alle dimensioni della Madonna e dei Santi. Questa divisione gerarchica è tipica della pittura medioevale fino a Masaccio che rivoluzionerà l'iconografia religiosa umanizzando nelle dimensioni le divinità. La figura, che rappresenta una nobildonna, era stata in epoca imprecisata scalpellata e ridipinta nella ricca veste sostituita da un saio monacale. Nelle mani congiunte in preghiera fu inserito un serpente per farla diventare Santa Verdiana. Nel restauro si è preferito riportare il dipinto alla stato originale e di Verdiana è scomparsa ogni traccia. Proseguendo verso l'altare incontriamo il cenotafio di Boccaccio, con epitaffio di Coluccio Salutati che riporta i quattro versi dettati dal Boccaccio stesso per la sua tomba e, sopra di esso, un busto del Boccaccio che stringe a sé il Decameron, scolpito da Giovan Francesco Rustici (1503).
Sul pavimento una lastra tombale di marmo raffigurante Giovanni Boccaccio. Il busto, fatto scolpire dal vicario Lattanzio Tedaldi, appare con una forte caratterizzazione psicologica: il poeta stringe a sé con amoroso abbraccio il grosso volume frutto del suo ingegno. Di fronte al cenotafio, al centro dell'aula, compare la lastra tombale del poeta ma l'esatta ubicazione della tomba, oggetto di amorosi studi da parte del primo curatore della casa del poeta, Giuseppe Fontanelli, è segnata da una mattonella di marmo al di sopra della lastra stessa.
Superato il gradino presbiteriale possiamo ammirare, ai lati dell'altare, due bellissimi tabernacoli Robbiani. Quello a sinistra è del 1499-1500 commissionato dal Vicario Ludovico Pucci ed è ricco di finissimi ornati: ai lati dello sportellino quattro angeli nell'atto di entrare in una stanza e sul frontone Gesù Bambino in mezzo a putti alati, infine, in basso, lo stemma della casata dei Pucci. Il tabernacolo a destra ha una decorazione simile, ma non è datato: gli angioletti qui scostano una tenda che scende ai lati della porticina; in sommità il Redentore addolorato. Fu commissionato dal Vicario Ristoro di Antonio Serristori di cui si ammira l'arme in basso. Sulla parete destra possiamo vedere la tomba della Beata Giulia ed una pala in terracotta invetriata della Bottega dei Della Robbia, proveniente da San Martino a Maiano dalla compagnia di S. Antonio, essa raffigura la Madonna della Neve con S. Antonio e S. Bernardo. Della disfatta cappella della Beata Giulia faceva parte una predella con storie di vita della Santa di Pier Francesco Fiorentino, ora al Museo d'Arte Sacra. Notevole il fonte battesimale in marmo recante un'iscrizione con data 1572. Da una porta architravata sulla parete sinistra all'altezza dello scalino presbiteriale, scendendo delle scalette di legno si entra nel Chiostro del Convento.
 

CHIOSTRO E CONVENTO
Si sa molto poco sull'origine di tali parti del complesso. Il De Poveda (1827), parlando della tomba del Boccaccio, dà notizia di un claustrum contiguo alla Chiesa di S. Jacopo. Tale testimonianza è confortata dal giudizio dei critici che collocano l'opera nel romanico tardo, in una fase successiva alla realizzazione della chiesa (fine XIV sec.).
Il portico è stato ripristinato negli anni '60 demolendo una cappella del 1856 che lo tagliava in due tronconi. Esso copre l'area compresa fra la chiesa di S. Jacopo e la Canonica, di straordinario effetto e solennità, sfrutta la sua irregolarità a mo' di trapezio per accrescere l'effetto prospettico che inevitabilmente porta al campanile, creando un delizioso esempio di come una architettura spontanea possa raggiungere punte di estremo valore artistico. Costruito su due piani è sorretto da colonne in mattoni con eleganti capitelli in pietra di notevole fattura. Quelli del piano superiore presentano varie differenze accrescendone l'originalità. Sul lato più stretto del portico si apre la porta di accesso al campanile la cui base è costruita in pietra tufacea, unica eccezione rispetto al mattone in tutto il nucleo antico. Da una porta a fianco della chiesa, salendo delle scalette, si arriva alla cella della Beata Giulia, anticamente collegata con la chiesa attraverso un'apertura a fianco dell'abside. La Canonica a fianco è ora sede del Museo d'Arte Sacra recentemente aperto ( 2001) e all'interno conserva ambienti come il refettorio che mostrano ancora tracce di un'antica e austera bellezza. Nel refettorio troviamo l'unica colonna rimasta di un loggiato che doveva in origine correre per tutta la lunghezza dell'edificio. E' interessante notare che anche questa colonna è della stessa fattura di quelle del palazzo De Peverelli, della casa Del Boccaccio e del portico adiacente, anello di congiunzione degli edifici rappresentativi del nucleo che può certamente fornire lo spunto per una datazione complessiva del nucleo stesso.
La Cappellina tardo-barocca, di cui si ammira l'abside nel giardino del convento, non conserva niente all'interno perché per lungo tempo è stata utilizzata diversamente dalla funzione religiosa. Interessante comunque è la copertura a carena rovesciata. Il nuovo museo comprende, oltre ai locali del convento agostiniano, anche la cappella della Compagnia del Preziosissimo Sangue di Gesù che si affaccia sulla piazzetta dei S.S. Jacopo e Filippo. La Cappella secentesca, già della Santissima Annunziata, sull'architrave della porta reca l'iscrizione con la data di costruzione: 1620.
 

CHURCH OF SS. JACOPO E FILIPPO
The church of Santi Jacopo e Filippo, Saints James and Philip, was built at the beginning of the thirteenth century as the priory of the Pieve di San Lazzaro at Lucardo. It passed into the hands of the Augustinian monks in the early fifteenth century, where it remained until the suppression of the order in 1783. In 1854 it became the seat of the Provost of Certaldo, and two years later was radically transformed by the construction on its west side of a gigantic chapel dedicated to Blessed Giulia, which ruined the beautiful Romanesque cloister by dividing it in two. In 1900, Provost Pieratti had the church's original stucco removed and had it redecorated with neo-Romanesque floral friezes. Finally, in 1963, the Superintendent of Monuments in Florence mounted a restoration campaign, dismantling the chapel of Blessed Giulia and restoring the porch to its original trapezoidal form. It also demolished, the late Baroque crown of the bell tower, topped with a spire. This Purist intervention transformed the appearance of the religious complex, but also the overall image of the entire old town. Inside the church, all the plaster was removed, including a Christ in a Mandorla, painted on the vault of the apse.
At the same time, the original doors on Via Boccaccio and the windows on the east side were reopened. The convent was used until the 1990s by religious orders. Today, after remodeling, it houses the Museum of Sacred Art. The single-nave church is built completely of brick, except for the sandstone foundations. Currently the main entrance is from Piazza SS. Jacopo e Filippo, but both the door and the steps leading up to it were added later; the door was opened in 1633 when the small convent cemetery was dismantled and the space that opened onto the street became the little square that we see today.
We have already said that Certaldo, differently from other medieval towns, did not have town squares, but only the broad Via Boccaccio, where all the activities of city life took place. The church was entered through the two doors that open onto the street. The smaller door is called "the women's door." Each of them have beautiful brick Romanesque arches, and above them run the windows with their original decorations of brick molding. After the Purist restoration in the 1960s, the interior appears as a vast solemn and broad space, with no side altars. The walls are a solid mass of brick, with their surface pierced here and there by simple windows which let a timid light into the church. A series of enormous wooden beams supports the roof. On the left wall, in a niche discovered in 1861, is a fresco recently attributed to Memmo di Filipuccio, a thirteenth century artist who painted frescoes on secular subjects in the Civic Tower of San Gimignano. The painting here shows The Virgin and Child Enthroned between Saints James and Peter. Notice the figure of the kneeling donor, which is smaller than the figures of the Virgin and saints. This hierarchical separation in terms of size is typical of medieval art, until Masaccio revolutionized religious iconography by placing the divine and human figures on the same scale. This image of the donor, a noble woman, was at some point chipped away and repainted to replace her sumptuous dress with a nun's habit. A snake was put into her hands clasped in prayer, and thus she was turned into Saint Verdiana. During the restoration, the decision was made to return the painting to its original appearance, and every trace of Verdiana is now gone. Continuing towards the altar, we come to Boccaccio's cenotaph, with an epitaph by Coluccio Salutati repeating the four lines dictated by Boccaccio himself for his tomb. Above it is a bust of Boccaccio holding the Decameron, carved by Giovan Francesco Rustici in 1503.
In the floor is a marble tomb slab with the effigy of Giovanni Boccaccio. The bust, which was commissioned by the vicar Lattanzio Tedaldi, reflects a close attention to psychology. The poet holds close to him the large book which was the fruit of his intellect and skill. In front of the cenotaph, in the center of the nave, is Bocaccio's tomb slab, but the exact location of his burial, the subject of loving research by the first curator of the poet's house, Giuseppe Fontanelli, is marked by a marble block above the tomb slab itself. Now, going up the step into the chancel area, we see on either side of the altar two very beautiful Della Robbia tabernacles. The one on the left was made in 1499-1500, commissioned by the vicar Ludovico Pucci, and is rich in elegant decorations. To the sides of the tabernacle door are four angels about to enter a room, and on the pediment is the Christ Child in the midst of winged putti. At the bottom is the Pucci coat of arms. The tabernacle on the right has a similar decoration, but is not dated. Here the angels are pulling back a curtain hanging on either side of the door, and above is the Grieving Redeemer. It was commissioned by the vicar Ristoro di Antonio Serristori, whose arms appear at the bottom. On the right wall is the tomb of Blessed Giulia, and an altarpiece of glazed terracotta made in the Della Robbia workshop. It comes from the company of St. Anthony at San Martino a Maiano, and shows The Virgin of the Snows with Saints Anthony and Bernard. A predella with stories from the life of the Saint, by Pier Francesco Fiorentino, was originally in the chapel of Blessed Giulia and is now in the Museum of Sacred Art. Especially worthy of notice is the marble baptismal font, inscribed with the date 1572. An architraved door in the left wall by the chancel step leads to some wooden stairs, which go down into the convent cloister.
 

CLOISTER AND CONVENT
Very little is known about the origins of this part of the complex. De Poveda (1827), speaking about Boccaccio's tomb, mentions a claustrum adjoining the church of San Jacopo. This information is confirmed by the opinion of critics, who date the cloister to the late Romanesque age, subsequent to the construction of the church (late fourteenth century). The cloister was restored in the 1960s by demolishing a chapel, built in 1856, that cut it in two. It covers the area between the church of San Jacopo and the Canonry, creating a very effective space marked by great solemnity. It takes advantage of the irregularity of the space, which forms a trapezoid, in order to heighten the effect of perspective leading the eye inevitably to the bell tower and creating a delightful example of how spontaneous architecture can reach sublime artistic heights.
Built on two stories, it is supported by brick columns topped by elegant stone capitals which are very skillfully carved. Those on the upper level present various differences, accentuating their originality. On the shortest side of the cloister is the door to the bell tower, whose base is made of the local tufa stone, the only part of the entire ancient complex that is not of brick. Going through a door beside the church and up some stairs, we come to Blessed Giulia's cell, which was originally connected with the church through an opening beside the apse. The adjoining Canonry now houses the Museum of Sacred Art, just recently opened in 2001. Its interior contains rooms such as the ancient refectory which still preserves traces of its original austere beauty. In the refectory, we find the only remaining column of a porch that originally must have run along the entire length of the building. It is interesting to note that this column is made in the same style as those in the De Peverelli palace, Boccaccio's house, and the adjacent porch, which links the buildings in this nucleus and can certainly give us a clue to dating the entire group. The late baroque chapel, whose apse is visible from the convent garden, no longer preserves anything of its interior, because it has been used for a long time for other, non-liturgical purposes. However, its roof in the form of an overturned keel is interesting.
The new museum takes in not only part of the Augustinian convent but also the chapel of the Company of the Precious Blood of Jesus, which looks onto the little square of Santi Jacopo e Filippo. The seventeenth century chapel, formerly of the Santissima Annunziata, the Virgin Annunciate, has the date of its construction, 1620, inscribed on the architrave of the door.